Vi presentiamo Settimo Cielo n° 3
Ecco una velocissima anteprima di quello che troverete nel primo volume del nostro nuovo annuario di 168 pagine.



Sono nato nel 1951, mio padre era appuntato dei Carabinieri. Vivevo in un paesino dell’Alta Maremma dove in estate veniva in villeggiatura dagli zii un ragazzo di Grosseto. Si chiamava Aldo Rustichini ed oggi insegna economia a Cambridge e nel Minnesota. Aldo era per me una fonte di scoperte continua: aveva una radio a galena con le cuffie, con la quale captavamo qualche gracchiante e misteriosa trasmissione stuzzicando un sassolino dentro un tubetto di vetro; aveva un sacco di libri e giornalini, possedeva una carabina e mi aveva insegnato a giocare a scacchi con i quali passavamo molte ore seduti su di una vecchia macina di pietra.




L'idea di fare qualcosa per ricordare Mario Marzocchi nacque lo scorso anno, lanciata da un amico in un certo senso insospettabile dati i difficili e "dialetticamente vivaci" trascorsi con lui: Beppe Ghisleri. In realtà, al di là delle intemperanze verbali, i due si erano sempre rispettati e stimati reciprocamente, anche se nessuno di loro sarebbe mai stato disposto ad ammetterlo neppure sotto tortura. D'altra parte con Mario era così, prendere o lasciare. Io non ho mai fatto parte della sua ristretta cerchia di amici,
né posso dire di averlo conosciuto molto bene, ma sono sufficientemente Toscano per riconoscere quello "spiritaccio" che in
un Fiorentino raggiunge la sua più dirompente espressione.





E’ stata una bella impresa, lunga alcuni anni, visti i miei impegni di lavoro e i problemi logistici che poco si accordavano con l’esigenza di voler costruire un’esatta riproduzione volante del Reggiane RE 2005 Sagittario, serie 0. Questo è stato il più bel rappresentante degli aerei da caccia italiani della "Serie 5" durante la seconda parte della seconda guerra mondiale, potenziati dalla versione prodotta in Italia del prestigioso motore tedesco Daimler Benz D.B. 605A e cioè, oltre al RE 2005 Sagittario, il Macchi 205 Veltro ed il Fiat G55 Centauro. Essendo un anziano appassionato di aeromodellismo molto “old timer”, la costruzione del modello si è basata, per la fusoliera, sulla struttura a guscio con il solo utilizzo di tavolette e listelli in balsa di varie gradazioni, ordinate in compensato avio, e rinforzi in fibra di carbonio, mentre le ali ed i piani di coda sono stati centinati come nel vero con le parti mobili (alettoni, stabilizzatore e direzionale), rivestite in seta.




Essendo amante delle riproduzioni, come per gli aerei anche con l’eli il mio desiderio era quello di portare in volo un modello che assomigliasse a quello vero, quindi fatta l’esperienza con il trainer che è stata basilare oltre che per il pilotaggio anche per capire tutti i segreti, i pregi e i difetti della macchina, ho finalmente potuto impostare un mio progetto. Il mio Écureuil nasce attorno ad una fusoliera acquistata grezza dall’amico Sergio Tondini di Trento (www.helitrento.com), una persona veramente in gamba e disponibile anche per consigli, alla quale ho apportato diverse modifiche sia per creare un modello abbastanza in scala sia per poterci adattare all’interno la meccanica in mio possesso: una Raptor 60, anch’essa modificata a sua volta in modo da renderla il più compatta possibile per un discorso più che altro estetico.




Se c’è un tipo di costruzione che ancora non avevo provato, è il rivestimento in compensato verniciato. Tornando dalla Retroplane 2007 sui Vosgi avevo ancora in mente le splendide immagini del Wien e del RRG Professor di Jean-Claude, il Grunau Baby 1 di Frédéric, il Penrose Pegasus di Marc e di tanti altri... tutti modelli da far invidia e che non ammettono approssimazione né stuccature. Ecco di cosa avrei dovuto preoccuparmi prima di passare all’azione e fare il mio “legno verniciato”. Ora dovevo scegliere un aliante originale e, possibilmente, non ancora riprodotto come modello. Avevo da una parte il progetto di un Musger MG9a, che da qualche foto storica in bianco e nero lascia immaginare una verniciatura. Si riconosce la firma di Erwin Musger con il caratteristico andamento ellittico del bordo d’uscita ed una coda ben arrotondata, altrettanto inconfondibile, che segnerà la dinastia dei Musger.






Sailplane Calc è una raccolta di fogli elettronici che ho scritto con Microsoft Excel e che permette di fare con grande semplicità una serie di calcoli complessi per determinare la posizione del baricentro di un modello o, nel caso in cui se ne stia progettando uno, può fornire indicazioni sul dimensionamento della coda sulla scelta del diedro e su altri dati rilevanti. Ciò che rende utile ed immediato Sailplane Calc è il fatto che il modellista deve solo digitare semplici dati ricavati da elementi facilmente misurabili sul modello con un metro ed una bilancia.




La passione per gli aerei delle due guerre mondiali ha portato me, Nicola Pastorato, assieme a mio padre Ermanno del gruppo AMC di Cossato (BI) a riprodurre in scala questo fantastico biplano Boeing, cercando di rappresentarlo più simile alla realtà; un’impresa tutt’altro che facile, ma molto stimolante. Alcuni soci del nostro gruppo sono soliti ritrovarsi tutti i giovedì sera per discutere di aerodinamica, strutture e motori: insomma, della passione che ci accomuna, l’aeromodellismo. Il luogo prescelto è il nostro laboratorio: quale sede migliore per farci venire una bella idea? Durante uno dei soliti incontri, uno dei soci porta i disegni di questo biplano e li dispiega sul banco di lavoro. La nostra prima reazione è di perplessità, soprattutto per le proporzioni del modello che si presenta con una fusoliera molto corta rispetto all’apertura alare. Dal canto suo, però, ci dà subito molti stimoli ed un’impressione di fascino estremo, per via della rarità della riproduzione..




Devo dire innanzitutto due cose: a me non piacciono i modelli-soprammobile ed inoltre non riesco ad affezionarmi a quanto non sia riuscito a fare il più possibile con le mie mani. Ecco perché il mio C.S. 15 è nato come semiriproduzione, avendo scartato a priori l’idea di realizzare una fusoliera a guscio, un carrello retrattile e tanti altri dettagli che peraltro non erano nemmeno ben indicati nell’approssimativa e scarna documentazione di cui ero entrato in possesso e che avrebbero anche cozzato col concetto di modello ad elastico che per sua natura dev’essere semplice e leggero se si vuole che assolva il suo compito principale che è quello di volare.




Dal 1999 gli Svizzeri dell’OSV, l’Associazione Svizzera Alianti d’Epoca, organizzano un week-end di volo a vela con lancio con corda elastica. Normalmente è un week-end di settembre, sperando sempre in una meteo favorevole. Poiché questo tipo di manifestazione si svolge al di fuori di un campo volo, è necessaria un’autorizzazione da parte del Ufficio Federale dell’Aria, oltre all’accordo del proprietario del pendio dove si svolgono le operazioni di lancio. Naturalmente possono partecipare a questo tipo di manifestazione soltanto piloti di provata esperienza.
L’anno scorso l’evento ha avuto luogo il 19 e 20 settembre 2009 in un pendio vicino a Mauborget, un piccolo villaggio di appena 100 anime, situato sul noto “Balcone del Jura Svizzero”, sovrastante il lago di Neuchatel.





Il maggiore “Thunder” Comacchio, stretto nelle cinture di sicurezza, guarda nervosamente ai lati dell’abitacolo per verificare l’esatto allineamento mentre inizia il rullaggio. La visibilità anteriore è inesistente a causa del muso alto e dell’enorme elica quadripala che ruota vorticosamente. La struttura è scossa dalle vibrazione generate dal potente Rolls-Royce Merlin e l’odore acre dei gas di scarico e dell’olio combusto invadono l’abitacolo.
A causa dell’elevata velocità gli oggetti posti lungo i margini della pista non hanno più contorni e diventano delle immagini sempre più sfocate; lo sforzo sulla pedaliera è rilevante per contrastare l’imbardata.
La pista è stata quasi del tutto percorsa; il punto di “non ritorno” è stato superato. Non resta che cabrare...






Anche se il nome di Juraj Tinka non dirà nulla a molti, questo ingegnere, ex-pilota di MiG 21 nell’Aviazione Cecoslovacca è molto famoso anche in Italia. Tinka è stato infatti il fondatore della Jeti (J-T, le sue iniziali), azienda produttrice dei notissimi ed apprezzati regolatori elettronici e, recentemente, di un sistema a 2,4 Ghz di grande successo. Da alcuni anni Tinka ha ceduto l’azienda e si dedica a tempo pieno alla costruzione di riproduzioni elettriche di aerei strani e, in alcuni casi, incredibili. E’ probabilmente il caso di questo Kalinin K-7, un bombardiere sovietico degli anni ‘30 che con i suoi sette motori rappresenterebbe una sfida quasi improponibile per una motorizzazione a scoppio.




Chi non ha mai sognato di costruire un giorno un modello con la struttura in tubo d’acciaio? In Italia c’è Paolo Severin che ormai è divenuto un maestro indiscusso in quest’arte, ma poi? Vorrei provare invece a darvi il più possibile d’informazioni a complemento del disegno di questo modello e spero in questo modo di spingere a provare anche voi. Posso assicurarvi che questo tipo di costruzione non ha nulla di complicato, bisogna solo essere precisi ed avere un po’ di tempo da dedicarci. D’altronde, può essere anche un “cantiere parallelo” ad altri lavori, poiché non si sporca, né si occupa tanto spazio, ci si può divertire ad aggiustare e saldare uno o due tubi quando si ha una mezz’oretta “da perdere” senza peraltro dover mettere in giro tutti gli attrezzi del laboratorio.




Era da un po’ che pensavo a come utilizzare il mio Sachs da 100 cc che mi guardava sconsolato tutte le volte che ci passavo davanti per caricare un modello in macchina. Purtroppo l’ispirazione latitava... Volevo riservarlo per un modello particolare ma non trovavo niente che facesse scoccare la “scintilla”. Un giorno, facendo visita al mio amico Piero, modellista sia statico sia dinamico, il mio interesse è stato attirato da una pubblicazione di modellismo statico che aveva in bella vista le immagini ed il trittico (con tanto di quote) di un bellissimo “homebuilt” americano degli anni 30: il Corben Super Ace.




L’Aiguillon (“pungiglione”) è un jet sperimentale svizzero degli anni ‘50 costruito in un solo esemplare e che ha volato solo poche volte. Il programma, che aveva visto anche la costruzione di un prototipo di dimensioni più piccole e con diverso impianto propulsivo, l’Arbalete, fu abbandonato per i costi di sviluppo troppo elevati, nonostante il fatto che le prestazioni dell’aereo fossero più che soddisfacenti. La propulsione era affidata a 4 reattori di piccole dimensioni, annegati a due a due nei tronchi interni delle semiali...




Come al solito, la storia di questa riproduzione nasce molto lontano nel tempo. La domanda era: se il Tiger Moth DH 82a era stato un ottimo aereo-scuola, quale poteva essere l’aereo più moderno che aveva sostituito questa macchina nel cuore dei piloti? La risposta è stata immediata: il Texan. Al solito, ho iniziato le ricerche di un buon disegno costruttivo ed il passo è stato molto breve: Brian Taylor mi dava questa opportunità.
Il suo disegno dell’AT6 Harvard da 94” era ideale, sia per dimensioni sia come outline.





Come anticipato su Settimo Cielo n° 2, posso finalmente riassumere le emozioni, le motivazioni e le aspettative che mi hanno condotto al collaudo del trimotore, riproduzione dell’SM 79 in scala 1:6,66, iniziato da mio padre Giovanni Carniato nel 1970 e da me portato a termine. Il collaudo è stato effettuato il 26 settembre 2009 presso la prestigiosa aviosuperficie, Jonathan Collection a Nervesa della Battaglia (TV) che Giancarlo Zanardo ha gentilmente messo a disposizione per l’evento. Nel precedente numero di Settimo Cielo ho descritto le caratteristiche del modello durante la fase di costruzione e di seguito ne riassumo la storia.






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